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28/06/10

Gioco d'intrighi dialettali: Le furbarìe de Scapìn - La critica de L'Arena

Dal quotidiano L'Arena del 27.06.2010, pag.59

ESTATE NEI CORTILI.
La Maschera rilegge e imprime vitalità al testo di Molière.
Repliche sino a giovedì a Sant’Eufemia
Un gioco d’intrighi nel calderone dei dialetti
«Le furbarìe de Scapìn» acquisiscono nuova linfa grazie all’uso di citazioni e poesie. Poliedrico Bertozzo

Tutto nel mondo è una burla. Ne è convinto il servus della commedia Le furbarìe de Scapìn, allestita dalla compagnia La Maschera al chiostro di Santa Eufemia nell’ambito della rassegna “Teatro nei cortili”. Un lavoro originale che affonda le proprie radici nell’opera di Molière Les fourberies de Scapin, rivisitato e riadattato solo in alcune parti. Originali le scelte linguistiche del regista ed attore William Jean Bertozzo. La struttura di base della storia mantiene i canoni tradizionali del testo del 1671, sia dal punto di vista dei personaggi sia nel gioco d’intrighi, lazzi e furberie.
Ma a dare nuova linfa al testo di Molière è l’arricchimento dato dal calderone di dialetti, in prevalenza veneto e mantovano, dall’inserimento di poesie, citazioni, (la rappresentazione si chiude con l’inno alla felicità del più famoso dei “canti carnascialeschi” di Lorenzo il Magnifico), e canzoni: il tutto per accrescere e recuperare il ritmo dell’affabulazione. Dodici i personaggi che nei tre vorticosi atti della commedia si alternano sul palcoscenico.
A dirigere le fila della vicenda lo scaltro servo Scapìn, interpretato da un poliedrico Bertozzo che, tra un imbroglio e l’altro, costruisce un astuto incastro di pedine. Ogni personaggio viene trascinato nella spirale della furberia, e non è in grado di uscirne fino a quando l’autore, il direttore del gioco, deciderà di estrometterlo. Quindi Scapìn diventa il regista del gioco-scenico, è lui che decide chi far entrare in scena e quando, ed è sempre lui che stabilisce quando è tempo di smettere e quando bisogna abbandonare la partita. Irresistibili i movimentati dialoghi tra i due vecchi ed avari padri, Argante e Geronte, interpretati da Roberto Zambon e Claudio Gallio, ma a conquistare completamente la simpatia del pubblico è l’arte dell’arrangiarsi di Scapìn.
Repliche fino a giovedì.

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