MOLIERE AL TEATRO CAMPLOY
DOPO IL "TUTTO ESAURITO" DELLE ULTIME SERATE DELL'ESTATE TEATRALE
VERONESE 2010,
e dopo i recenti successi delle commedie teatrali La Bancarotta, Quando Amor
Comanda e Frankenstein Junior...
RITORNA CON...
![]() |
________________________________________ Le
furbarie
|
Le
furbarie
|
RESTA
INFORMATO! |
NUOVA PRODUZIONE 2011
LA BANCAROTTA
ovvero
IL MERCANTE FALLITO
ABBIAMO MESSO RECENTEMENTE IN SCENA FRANKENSTEIN JUNIOR E SGANAREL
CLICCA QUI PER VISITARE LA PAGINA DI FRANKENSTEIN JUNIOR
CLICCA QUI PER VISITARE LA PAGINA DI SGANAREL
CLICCA
QUI PER VISITARE
IL VECCHIO SITO DELLA
COMPAGNIA TEATRALE
LA MASCHERA
VALDONEGA - VERONA
CLICCA
QUI INVECE PER VISITARE
LA PAGINA DEL SITO DEDICATA
ALLA PRODUZIONE 2008
FRANKENSTEIN JUNIOR
CLICCA
QUI INVECE PER VISITARE
LA PAGINA DEL SITO DEDICATA
ALLA PRODUZIONE 2007
SGANAREL
NOTE
DI REGIA
Lo Scapìn è un’opera del tutto fuori
dal tempo, un puro intreccio, un divertissement in cui la fantasia
(dell’autore e del protagonista) si scatena in un accumulo parossistico
di situazioni. Il gioco è volutamente scoperto ed il poeta non
nasconde mai i suoi mezzi e le sue fonti (Plauto, Terenzio, Cyrano de
Bergerac, etc.), anzi, li espone bene in vista. Sfida lo spettatore a
chi la spara più grossa nonché a farsi irretire dalla finzione:
si comprendono così i tanti “doppi” di questa
commedia: i due innamorati e le due innamorate (tutti egualmente sfortunati
e disperati), i due vecchi padri ostinati ed avari, i due servitori “azzeccagarbugli”,
dei quali uno (servus et dominus) è il vero padrone della
vicenda.
“Tutto nel mondo è burla”. Incarnata magnificamente
dalla figura di Scapìn, la Ragione umana svela le follie che si
aggirano sulla terra in veste di convenzioni. Le affronta tutte a testa
alta, prendendosi il gusto della sfida, sbaragliandole e burlandosene
a gran voce in compagnia dello spettatore. E se, alfine, dovrà
ammettere di aver pure Lei difetti e limiti, sarà una Ragione pronta
per prima a ridere di sé stessa.
Un divertimento, nutrito d’intelligenza, che abbiamo inteso
arricchire - adattandolo alla koiné veneta - con poesie
e canzoni, proponendoci di recuperare ed accrescere in questo modo il
ritmo dell’affabulazione, il gusto dell’intreccio e il piacere
del raccontare “contàndola e cantàndola”.
William Jean Bertozzo
LA TRAMA
La
vicenda che si dipana nei suoi tre atti dinanzi agli occhi dello
spettatore è solo all’apparenza complessa, sviluppandosi
tutta attorno al tema dell’amore.Ottavio, figlio del signor Argante, viene da questi promesso in matrimonio alla figlia del signor Geronte. Egli però è innamorato di Giacinta. Con la complicità di Nerina - bàlia della giovane – ed approfittando della lontananza del padre, Ottavio conclude segretamente le nozze con l’amata. Al contempo, l’amico Leandro - figlio del signor Geronte - rischia di perdere per sempre la sua giovane innamorata, Zerbinéta, non avendo i denari necessari per riscattarla dagli zingari che l’hanno rapita. L’imprevisto ritorno dei due vecchi genitori, Argante e Geronte, complica le cose: come farà Ottavio a confessare d’essersi già sposato, rifiutando così il matrimonio già combinatogli dal padre con la figlia del vecchio più ricco (ed avaro) della città? E come farà Leandro ad ottenere da quello spilorcio del proprio genitore la cifra necessaria per liberare la propria amata, oltreché per fargli accettare la relazione con una ragazza di così bassa levatura sociale? Per raggirare i due vecchi giungeranno a proposito le astuzie di Scapìn, servo scaltro di Leandro, spalleggiato nelle sue ribalderie dal servitore di Ottavio – Silvestro - e da altri complici: egli riuscirà - con le proprie furberìe – a sottrarre ai due vecchi i denari per i giovani risolvendo così i problemi finanziari degli innamorati. Ma come faranno gli innamorati a superare le imposizioni paterne e le convenienze coniugali? Ci penserà il destino – eterno deus ex-machina nelle vicende umane - a dipanare la matassa, con le agnizioni finali su Giacinta (che si scoprirà essere la figlia che il signor Geronte aveva avuto in seconde nozze in quel di Taranto, quindi sorella di Leandro) e su Zerbinéta (riconosciuta, dal braccialetto, essere la figlia perduta del signor Argante, quindi sorella di Ottavio). E, tuttavia, come farà Scapìn a non essere punito dai vecchi che ha turlupinato e che lo hanno smascherato di tutti gli imbrogli? Per Scapìn le Furberìe sono il suo Fato: egli è destinato a trovarne sempre di nuove per trarsi sempre, alla bisogna, da ogni impaccio. |
Molière debutta con “Les fourberies de Scapin” al Théâtre de la Salle du Palais-Royal, nella sua Parigi, il 24 Maggio del 1671. L’opera è strutturata secondo i canoni tradizionali della Commedia dell’Arte: tanto nelle dramatis personae (due vecchi, due innamorati, due innamorate, due servi, una bàlia, i complici) quanto nelle azioni teatrali (intrìghi, lazzi, furberìe e agnizioni finali). Forse un omaggio a quei colleghi italiani – guidati da Tiberio Fiorilli (Scaramuccia) - da cui tanto Molière aveva preso ed appreso e con i quali aveva condiviso arte, tempo e spazio teatrali. Forse un tributo (l’ultimo) a quel mondo farsesco della propria gioventù teatrale - mai dimenticato - di cui aveva percorso ogni sentiero prima di dedicarsi alla creazione di quei capolavori della commedia di costume che renderanno immortale sul palcoscenico il farceur et comédien du Roi. |
PERSONAGGI ED INTERPRETI
| Ottavio
Silvestro Scapìn Giacinta Argante Geronte Leandro Nerina Zerbinéta Carlòto Un complice Una guardia
|
Christian Stanzial |
Adattamento poetico
del testo in lingua veneta Assistente alla regia Allestimento scenografico Disegni |
![]() |
SCARICA
IL PIEGHEVOLE DI LE FURBARIE DI SCAPIN (750 Kb, 1 minuto circa) |
LA STAMPA DICE DI NOI...
Dal quotidiano L'Arena di Domenica 27 Giugno
2010
SPETTACOLI Pagina 59
ESTATE NEI CORTILI. La Maschera rilegge e imprime vitalità al testo di Molière. Repliche sino a giovedì a Sant’Eufemia

Un gioco d’intrighi nel calderone dei dialetti
«Le furbarìe de Scapìn» acquisiscono nuova linfa grazie all’uso di citazioni e poesie. Poliedrico Bertozzo
Tutto nel mondo è una burla. Ne è convinto il servus della
commedia Le furbarìe de Scapìn, allestita dalla compagnia
La Maschera al chiostro di Santa Eufemia nell’ambito della rassegna
“Teatro nei cortili”. Un lavoro originale che affonda le proprie
radici nell’opera di Molière Les fourberies de Scapin, rivisitato
e riadattato solo in alcune parti. Originali le scelte linguistiche del
regista ed attore William Jean Bertozzo. La struttura di base della storia
mantiene i canoni tradizionali del testo del 1671, sia dal punto di vista
dei personaggi sia nel gioco d’intrighi, lazzi e furberie.
Ma a dare nuova linfa al testo di Molière è l’arricchimento
dato dal calderone di dialetti, in prevalenza veneto e mantovano, dall’inserimento
di poesie, citazioni, (la rappresentazione si chiude con l’inno
alla felicità del più famoso dei “canti carnascialeschi”
di Lorenzo il Magnifico), e canzoni: il tutto per accrescere e recuperare
il ritmo dell’affabulazione. Dodici i personaggi che nei tre vorticosi
atti della commedia si alternano sul palcoscenico.
A dirigere le fila della vicenda lo scaltro servo Scapìn, interpretato
da un poliedrico Bertozzo che, tra un imbroglio e l’altro, costruisce
un astuto incastro di pedine. Ogni personaggio viene trascinato nella
spirale della furberia, e non è in grado di uscirne fino a quando
l’autore, il direttore del gioco, deciderà di estrometterlo.
Quindi Scapìn diventa il regista del gioco-scenico, è lui
che decide chi far entrare in scena e quando, ed è sempre lui che
stabilisce quando è tempo di smettere e quando bisogna abbandonare
la partita. Irresistibili i movimentati dialoghi tra i due vecchi ed avari
padri, Argante e Geronte, interpretati da Roberto Zambon e Claudio Gallio,
ma a conquistare completamente la simpatia del pubblico è l’arte
dell’arrangiarsi di Scapìn.
Repliche fino a giovedì.
Dal quotidiano L'Arena - Martedi' 22 giugno 2010
TEATRO NEI CORTILI. La compagnia La Maschera da stasera al chiostro di Sant’Eufemia
«Le furberie di Scapin»: furbata
di Michela Pezzani
Intrigo, luoghi comuni e tutti gli ingredienti come da ricetta di Molière: divertimento assicurato
La compagnia La maschera in un precedente allestimento
Il divertimento è assicurato con la commedia Le furberie di Scapin
che per la rassegna Teatro nei cortili la compagnia La Maschera, diretta
da William Jean Bertozzo, propone da stasera al primo luglio al chiostro
di Santa Eufemia (inizio alle 21,30).
Situazioni a incastro dall’esito imprevedibile, collocate in una
dimensione senza tempo che va oltre il Settecento e rende la commedia
contemporanea e dai contenuti universali, fanno di questo lavoro un cavallo
di battaglia del palcoscenico in cui trionfa l’arte dell’ironia.
Il sale e pepe della trama è rappresentato dalla dualità
dei protagonisti sempre alle prese con la finzione. Una coppia di innamorati
è in preda alla sventura sentimentale, due vecchi e avari padri
di famiglia che di nome fanno Argante e Geronte non vogliono cedere alle
loro ostinazioni e una coppia di servitori, che più che da camerieri
si comportano da padroni, hanno la lingua davvero lingua. Ci sono inoltre
la bàlia Nerina che culla segreti in seno e la giovane Zerbinéta
rapita dagli zingari e che rischia di restare prigioniera perché
nessuno ha i soldi per pagare il suo riscatto. Queste le pedine della
burlesca storia nella quale risuonano gli insegnamenti di Molière
che in essa ha voluto esprimere la magnificenza della ragione umana, la
forza dell’intelligenza e la capacita di saper ridere anche dei
propri limiti.
Condito di brani musicali e poesie, lo spettacolo in tre atti si pone
l’obiettivo di affabulare con ritmo al di là della canonica
messa in scena. Come sottolinea il regista, «si toccano corde sottili
con il piacere del raccontare contàndola e cantàndola».
Anche la presunta bigamia e le convenienze coniugali che fanno tanto comodo,
ma complicano la vita della bizzarra combriccola fanno inoltre capolino
nel canovaccio e sarà lo spettatore a tirare le conclusioni sull’intricata
ma spassosa vicenda.
APPROFONDIMENTO: LE FURBERIE DI SCAPINO
Le furberie di Scapino è una commedia in tre atti
scritta nel 1671 dal commediografo francese Molière.
Ispirata al Phormio di Terenzio, fu rappresentata la prima volta al Théâtre
de la Salle du Palais-Royal di Parigi il 24 maggio 1671, ma ebbe scarso
successo, tanto che venne replicato solo 18 volte e mai più ripreso
fino alla morte dell'autore.
da Wikipedia: Le furberie di Scapino
Maggiori informazioni consultate il sito della Comedie Francaise

Locandina originale dell'epoca
DOVE E' STATO MESSO IN SCENA "Le furbarìe de Scapin"